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Trix del pacciamatura naturale nell’orto: proteggi il suolo e risparmia acqua con materiali insospettabili

Pietro Scalfidi Pietro Scalfi· 18/08/2026 12:34
Trix del pacciamatura naturale nell’orto: proteggi il suolo e risparmia acqua con materiali insospettabili

In orto, ho imparato presto che il terreno nudo è un terreno vulnerabile. Da ragazzo seguivo mio padre tra i filari di pomi: potava con precisione e copriva il suolo con tutto ciò che aveva a portata. Oggi progetto piccoli spazi biodiversi in periferia e la prima cosa che suggerisco è proteggere il suolo. Non servono tappeti costosi: bastano materiali naturali, spesso insospettabili, che rallentano l’evaporazione, nutrono la vita microbica e tengono a bada le infestanti.

Nel clima che cambia e con estati sempre più secche, ogni litro risparmiato conta. Lo dico da chi sta in campo: la pacciamatura naturale, se posata bene, consente di diradare le irrigazioni senza stressare le piante. Secondo FAO, l’agricoltura assorbe buona parte dell’acqua dolce: ridurre gli sprechi in orto è un contributo concreto. E c’è di più: il suolo coperto rimane più fresco, le radici lavorano meglio e le colture reagiscono con vigore.

Perché farlo adesso

Il suolo esposto perde umidità in fretta per evaporazione e viene picchiato dalla pioggia, che compattando la superficie crea una crosta impenetrabile. Una buona copertura interrompe questi meccanismi. È un gesto semplice con tre effetti immediati: meno erbe competitori, più umidità trattenuta, maggiore attività di lombrichi e funghi utili.

La copertura funziona anche come cuscinetto termico: in estate riduce i picchi di calore, in primavera attenua gli sbalzi tra giorno e notte. È un piccolo intervento che favorisce l’intero Ciclo dell'acqua a scala di aiuola, perché trattiene e rilascia lentamente l’umidità.

Materiali insospettabili che funzionano

La regola d’oro: usare materiali puliti, non trattati, e variarne la granulometria per creare uno strato che ‘respira’. Quelli che negli anni mi hanno convinto di più:

  • Cartone non plastificato: ottimo sotto-strato. Spezza la luce e indebolisce le infestanti. Bagnarlo bene prima di coprirlo. Evitare nastri adesivi e inchiostri lucidi.
  • Lana di pecora grezza: frena lumache e trattiene acqua come una spugna. Si assesta in poche settimane; aggiungere sopra foglie o cippato per stabilizzarla.
  • Sughero tritato: lento a degradarsi, leggero e isolante. Perfetto ai piedi di perenni aromatiche. Non esagerare con lo spessore, altrimenti ostacola l’acqua in superficie.
  • Fondi di caffè: usati a velo, mescolati a foglie secche. Da soli formano crosta: meglio integrarli come componente.
  • Trucioli e segatura non trattati: solo in miscela con materiali più grossi; da soli possono sottrarre azoto in superficie durante la decomposizione.
  • Gusci di cacao o nocciole: drenanti e profumati, ottimi nei vasi e lungo i camminamenti. Controllare che siano privi di residui salini.
  • Foglie secche e aghi di pino: disponibili in autunno. Gli aghi tendono a un pH leggermente acido: bene per mirtilli e fragole, con moderazione altrove.
  • Cippato di ramaglie fresche (BRF): il mio preferito per orti stanziali. Struttura il suolo, alimenta funghi benefici e copre a lungo.

Chi ha poco materiale può combinare strati sottili: cartone bagnato, poi foglie, poi una spolverata di cippato o sughero. Non serve fare un materasso, basta uno strato coerente e continuo.

Come lo applico io, passo passo

Mi è capitato di recente, in un orto suburbano su suolo sabbioso. L’obiettivo del proprietario era ridurre le irrigazioni settimanali senza perdere produttività. Abbiamo lavorato così:

  • Pre-irrigare a fondo il terreno nudo. La pacciamatura conserva l’acqua che c’è: mettila quando il profilo è umido.
  • Allentare la crosta con una sarchiatrice a mano, senza rivoltare il suolo. Rimuovere le infestanti perenni con radici profonde.
  • Stendere il sotto-strato (cartone o giornali inchiostro a base vegetale): bagnare bene finché aderisce al suolo.
  • Posare il pacciame prescelto in 5–7 cm tra gli ortaggi e 7–10 cm lungo le file e nelle zone battute dal sole. Lasciare 5 cm liberi attorno al colletto delle piante.
  • Ri-bagnare leggermente per assestare lo strato e eliminare sacche d’aria.
  • Controllo dopo 48 ore: se lo strato “tira” verso il colletto, arretrarlo; se è troppo sottile, integrare.

Con questo metodo, su tre aiuole gemelle, abbiamo visto il terreno restare fresco più a lungo e la necessità d’acqua ridursi: da tre irrigazioni leggere la settimana a una irrigazione profonda ogni cinque-sei giorni, senza segni di stress sulle piante.

Un caso concreto: il pomodoro che non si surriscalda

Nel mio orto di prova, l’anno scorso ho coperto i pomodori con lana grezza sotto e cippato sopra. Settimana di luglio a 36 °C, due file gemelle: una pacciamata, l’altra no. A parità di irrigazione iniziale, dopo quattro giorni la fila non coperta mostrava foglie a cucchiaio e terreno asciutto fino a 8 cm; la fila pacciamata aveva ancora umidità percepibile a 3–4 cm e frutti meno scottati. Non è una pubblicazione scientifica, ma è abbastanza per convincermi a ripetere la pratica.

Un lettore mi ha chiesto se il cartone “soffoca” il terreno. Se resta coperto da materiale fibroso e non plastificato, no: lascia passare aria e acqua, ostacolando solo la luce alle infestanti. L’importante è evitare film plastici nascosti: controllate sempre.

Errori tipici da evitare

Strato troppo spesso: oltre i 10–12 cm nei letti annuali il rischio è trattenere troppa umidità in superficie e creare zone anaerobiche. Meglio aggiungere poco e spesso.

Erba fresca in cumulo: lo sfalcio appena tagliato, posato in spessore, si scalda e fermenta. Se volete usarlo, fatelo appassire 48 ore e miscelatelo con foglie secche o cippato.

Contatto con il colletto: il pacciame addossato al fusto mantiene umidità sul tessuto e favorisce marciumi. Tenete sempre un anello libero attorno alla base.

Materiali dubbi: legni trattati, carta lucida e cartoni con film plastici non vanno nell’orto. In caso di dubbio, lasciate perdere.

Dimenticare la fertilità: la copertura non sostituisce il nutrimento. Integrare con compost maturo sotto lo strato, specialmente a fine ciclo.

Quando rinnovare e come gestire le colture

Io rinfresco lo strato in due momenti: a fine inverno, per preparare la stagione calda; e a metà estate, quando il pacciame si è assestato e le aiuole iniziano a “vedere” luce. Per le perenni (rosmarino, salvia, frutti di bosco) mantengo 5–7 cm stabili, rinnovati una volta l’anno. Per gli ortaggi da foglia preferisco strati più leggeri, rinnovati spesso.

Con i sistemi a goccia, poso la linea sotto il pacciame. L’acqua arriva dove serve e l’evaporazione in superficie è minima. In assenza di impianto, annaffiate a pioggia lenta: lo strato fibroso distribuisce bene.

Quando sradicate una coltura, sollevate lo strato con una forca e aggiungete una palata di compost. Ricoprire subito: il suolo ha memoria, e mantenerlo coperto evita gli shock. Se dovete seminare fine (carote, rucola), spostate temporaneamente il pacciame, create un solco e riposatelo non appena le piantine sono robuste.

Per chi parte da zero su terreno stanco, consiglio il “letto a lasagna”: cartone bagnato, 3 cm di compost, 5–7 cm di cippato, foglie, di nuovo compost a contatto con le piantine. È un sistema che ho applicato in diversi giardini di periferia con risultati costanti: meno erbe spontanee e una tessitura del suolo che migliora mese dopo mese.

In sintesi: coprire il suolo non è un vezzo, è una pratica che fa risparmiare acqua, tempo e fatica. Scegliete materiali puliti, lavorate per strati sottili e continui, controllate l’assestamento. I vostri ortaggi vi ringrazieranno con radici più profonde e chiome meno stressate. E quando passerete a fine giornata tra i filari, sentirete sotto i piedi un suolo vivo: è il miglior indicatore che state andando nella direzione giusta.

Pietro Scalfi
Pietro Scalfi

Pietro prende ispirazione dal giardino del padre, dove sin da piccolo ha imparato la potatura degli alberi da frutto. Oggi progetta piccoli spazi biodiversi in contesti suburbani e ama trasmettere ai lettori tradizioni e pratiche secolari, adattate ai tempi moderni.